Il 13 dicembre è il giorno più breve dell’anno. Così almeno ci dice la tradizione (mentre i libri ci ricordano il solstizio d’inverno al 21 del mese), consegnando alla celebrazione di Santa Lucia la giornata di massima timidezza del sole.
Il 13 dicembre è una giornata perfino più corta ad Avellino, dove il sole si spegne ancor più rapidamente nascosto dalla sagoma familiare di Montenevergine (il Monte Partenio). ‘E proprio in questo giorno che ad Avellino (e in Irpinia) la stessa tradizione raccomanda di preparare una cena particolare da dedicare alla Santa martire: i cicci.
Secondo il dizionario della lingua irpina, i cicci sono i legumi. Fagioli e ceci sono bolliti (alcuni aggiungono anche le lenticchie) fornendo così la base per un piatto misto tanto semplice quanto saporito. Secondo la ricetta della nonna, i cicci sono cotti – solo dopo una paziente attesa notturna di 12 ore in ammollo – fino ad assorbire tutta l’acqua. Una volta uniti i primi ad alcuni cereali (grano, mais) cotti separatamente e ad un condimento di aglio, prezzemolo e soffritto di peperoni tondi sottoaceto (“pepaine”), il piatto è così pronto per essere servito e offerto (freddo, non come una zuppa) per celebrare questo giorno particolare.
La stessa tradizione (di origine contadina) ricorda l’importanza della condivisione del piatto in questa occasione, in voto alla Santa martire protettrice della vista (ritratta solitamente con gli occhi tra le mani). Sono infatti proprio i cicci – quei piccoli legumi tondi e colorati – a ricordare gli occhi delle Santa cui i fedeli si rivolgono in questo giorno.
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